Non siamo soli nel nostro cammino di guarigione.
Ci sono momenti della vita in cui si arriva a pensare che ognuno debba salvarsi da solo.
Che, in fondo, nessuno possa davvero aiutare nessuno.
Che la guarigione sia un percorso solitario.
È una convinzione che nasce spesso nei passaggi più duri, quando il dolore isola e rende difficile sentire la presenza dell’altro. In parte è vero: il percorso di guarigione è profondamente individuale. Nessuno può fare il lavoro interiore al posto nostro.
Eppure, col tempo, questa visione può trasformarsi.
Ho compreso che nessuno è davvero solo.
Siamo abitanti dell’universo, piccoli granelli dell’immenso, e proprio per questo parte di una rete più grande, viva, interconnessa. Anche quando non ne siamo consapevoli, qualcosa ci sostiene.
Nel lavoro di counseling questo diventa evidente ogni giorno.
La guarigione non avviene per qualcuno né grazie a qualcuno, ma può accadere con qualcuno.
La relazione non sostituisce il percorso personale, ma lo accompagna: crea uno spazio di ascolto, di presenza e di non giudizio in cui ciò che è fragile può emergere senza doversi difendere.
È in questo spazio che il cambiamento diventa possibile.
Non perché qualcuno ci dica cosa fare, ma perché possiamo sentirci visti, accolti, presenti a noi stessi.
Ora siamo qui.
Ed è sempre da qui che inizia ogni processo di trasformazione. Dal riconoscere che possiamo prenderci cura di noi senza isolarci, che possiamo attraversare il nostro cammino restando in relazione.
Non smettere di amarti.
Non smettere di scegliere la presenza.
Essere, nel quotidiano, l’amore che desideriamo vedere nel mondo è già parte della guarigione.


